Con la nascita della Giovane Italia il blog cambia indirizzo. A breve il nuovo URL. Intanto potete trovarci su www.riprendiamociilfuturo.org. Il nuovo blog sarà aggiornato molto più frequentemente e potrà contare su numerosi contenuti in linea con la frenetica attività politica che la Giovane Italia si appresta ad iniziare.
In Alto i Cuori.
Lo Staff
venerdì 25 settembre 2009
mercoledì 18 marzo 2009
GIORGIA MELONI SUL PDL
Riportiamo l'interessantissima intervista a Giorgia Meloni da parte di Luca Telese sul nascituro partito unico del PDL.
Roma - Sorride: «In questo periodo sono di umore molto ecumenico… stiamo celebrando un battesimo importante, e sa com’è, alle cerimonie augurali non si litiga con nessuno». Però… Però Giorgia Meloni, alla vigilia della nascita del Popolo della libertà è chiamata in causa due volte. In primo luogo come ministro della Gioventù. E poi come presidente di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile più grande della politica italiana. Così, il più giovane ministro della storia d’Italia, approfitta di questa intervista per piantare alcuni paletti intorno al perimetro del nuovo partito che immagina. E al primo punto pone un problema: «Le quote tra le diverse anime devono finire al più presto, subito dopo il congresso».
Ministro, molti iscritti di An soprattutto nella base, temono un annacquamento della vostra identità.
«Lo so, lo capisco, ma è un timore che non condivido».
La destra chiude bottega?
«No: la destra non è un partito, ma un’idea politica. Le identità non sono dettate dai contenitori che contengono, ma dai valori che le costituiscono».
Sicura che non ci siano rischi?
«Nessuno è sicuro a prescindere. La nostra identità non può essere affidata a un frammento di simbolo che si tramanda su una scheda elettorale».
E allora cos’è?
«Un patrimonio di idealità, storia, battaglie… e soprattutto una classe dirigente che offriamo alla nazione».
Cose che quel simbolo, la vostra fiamma, raccontava.
«Tutto questo non si mette in discussione con il nuovo partito, anzi: troverà una nuova linfa con cui rinnovarsi».
Allora non ci sono rischi nella fusione?
«Certo che ci sono: ma sono pari alle nuove opportunità che si creano».
Mi spieghi le opportunità che immagina.
«Vede, io non considero l’identità come un patrimonio statico: non è un lingotto d’oro che uno chiude dentro un caveau e che, anche dopo cento anni, ritrovi lì. E An non è una moneta d’oro dentro un galeone affondato. La nostra identità è in gioco, perché è viva: anche per questo bisogna avere chiaro cosa fare per tutelarla».
Lei non teme l’incontro con un partito leggero?
«C’è stata una affermazione di Berlusconi che non ho condiviso, in questi giorni».
Quale?
«Quella secondo cui noi dovremmo imparare dalla Lega il rapporto con la gente».
Glielo impedisce l’orgoglio?
«No, il buonsenso».
Addirittura.
«Vede, io rispetto loro, come tutti: ma il rapporto con la gente, non se lo è certo inventato la Lega!».
Nemmeno solo voi, però.
«E chi altri? Almeno nel centrodestra la militanza è la nostra storia: anni e anni di generazioni che si sono spese impegnandosi in piccole-grandi battaglie nelle periferie delle città e nelle più perdute province d’Italia».
Un partito di militanti dicono, potrebbe essere di freno per la società civile.
«L’errore più grande, nel nuovo partito, sarebbe discriminare chi viene dalla militanza».
Ovvero?
«Be’, ci sono migliaia di persone che hanno fatto politica e lavorato, in questi anni: chiaro che si debba preferire chi dà il suo contributo da una vita, rispetto a uno che si è fatto gli affari suoi, e magari pretende di improvvisarsi dal nulla».
Quindi il partito non deve essere più leggero?
«Dipende da cosa si intende per partito leggero: se si intende un partito capace di dotarsi di strumenti come circoli e gazebo per aprirsi all’esterno, va bene. Altra cosa è cedere all’idea che si debbano chiudere i circoli, perché magari ci si trastulla con l’illusione di potersi trasferire nei salotti e nei talk show. Noi, nel Pdl portiamo in dote la più grande organizzazione politica del centrodestra».
E questo cosa vuole dire?
«Che se la scelta fosse quella dei contenitore elettorale, ce ne saremmo restati tranquilli dentro la nostra casetta di An».
Ronchi è addolorato per le mail anti-Fini. Gasparri no. E lei?
«Non sottovaluto nulla. Però internet è uno strumento di indagine che può dirti molte cose interessanti, ma che non deve essere confuso con la realtà. Semmai mi preoccupa la scelta di pubblicizzare solo le mail negative».
Ho chiesto a Gasparri se trova che la quota del 30 per cento per An nei gruppi dirigenti sia un capestro.
«Voglio essere molto chiara: An non va a fare la corrente minoritaria del Pdl».
Lei lo dice con fermezza.
«Certo. Altrimenti ci tenevamo il nostro partito… Se mettiamo in gioco tutto è per fare qualcosa di più ambizioso, non di meno».
Questo cosa c’entra con le quote?
«Sono state uno strumento obbligato in una brevissima fase di transizione».
C’è chi dice che serviranno anche per le elezioni.
«Valuteremo. Se vogliamo che tutte le identità portino il loro contributo nessuno deve essere discriminato per la sua storia pregressa, ma per quello che vale».
E la fusione delle organizzazioni giovanili?
«Quello che dico vale ancora di più, senza riflessi burocratici».
Cosa produrrà l’alleanza Ag-Azzurrini?
«Un movimento giovanile serio, credibile. Capace di dare battaglia e di essere da pungolo per il Pdl. Altrimenti non ha senso».
Articolo di Luca Telese tratto da Il Giornale del n. 65 del 2009-03-17
Roma - Sorride: «In questo periodo sono di umore molto ecumenico… stiamo celebrando un battesimo importante, e sa com’è, alle cerimonie augurali non si litiga con nessuno». Però… Però Giorgia Meloni, alla vigilia della nascita del Popolo della libertà è chiamata in causa due volte. In primo luogo come ministro della Gioventù. E poi come presidente di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile più grande della politica italiana. Così, il più giovane ministro della storia d’Italia, approfitta di questa intervista per piantare alcuni paletti intorno al perimetro del nuovo partito che immagina. E al primo punto pone un problema: «Le quote tra le diverse anime devono finire al più presto, subito dopo il congresso».
Ministro, molti iscritti di An soprattutto nella base, temono un annacquamento della vostra identità.
«Lo so, lo capisco, ma è un timore che non condivido».
La destra chiude bottega?
«No: la destra non è un partito, ma un’idea politica. Le identità non sono dettate dai contenitori che contengono, ma dai valori che le costituiscono».
Sicura che non ci siano rischi?
«Nessuno è sicuro a prescindere. La nostra identità non può essere affidata a un frammento di simbolo che si tramanda su una scheda elettorale».
E allora cos’è?
«Un patrimonio di idealità, storia, battaglie… e soprattutto una classe dirigente che offriamo alla nazione».
Cose che quel simbolo, la vostra fiamma, raccontava.
«Tutto questo non si mette in discussione con il nuovo partito, anzi: troverà una nuova linfa con cui rinnovarsi».
Allora non ci sono rischi nella fusione?
«Certo che ci sono: ma sono pari alle nuove opportunità che si creano».
Mi spieghi le opportunità che immagina.
«Vede, io non considero l’identità come un patrimonio statico: non è un lingotto d’oro che uno chiude dentro un caveau e che, anche dopo cento anni, ritrovi lì. E An non è una moneta d’oro dentro un galeone affondato. La nostra identità è in gioco, perché è viva: anche per questo bisogna avere chiaro cosa fare per tutelarla».
Lei non teme l’incontro con un partito leggero?
«C’è stata una affermazione di Berlusconi che non ho condiviso, in questi giorni».
Quale?
«Quella secondo cui noi dovremmo imparare dalla Lega il rapporto con la gente».
Glielo impedisce l’orgoglio?
«No, il buonsenso».
Addirittura.
«Vede, io rispetto loro, come tutti: ma il rapporto con la gente, non se lo è certo inventato la Lega!».
Nemmeno solo voi, però.
«E chi altri? Almeno nel centrodestra la militanza è la nostra storia: anni e anni di generazioni che si sono spese impegnandosi in piccole-grandi battaglie nelle periferie delle città e nelle più perdute province d’Italia».
Un partito di militanti dicono, potrebbe essere di freno per la società civile.
«L’errore più grande, nel nuovo partito, sarebbe discriminare chi viene dalla militanza».
Ovvero?
«Be’, ci sono migliaia di persone che hanno fatto politica e lavorato, in questi anni: chiaro che si debba preferire chi dà il suo contributo da una vita, rispetto a uno che si è fatto gli affari suoi, e magari pretende di improvvisarsi dal nulla».
Quindi il partito non deve essere più leggero?
«Dipende da cosa si intende per partito leggero: se si intende un partito capace di dotarsi di strumenti come circoli e gazebo per aprirsi all’esterno, va bene. Altra cosa è cedere all’idea che si debbano chiudere i circoli, perché magari ci si trastulla con l’illusione di potersi trasferire nei salotti e nei talk show. Noi, nel Pdl portiamo in dote la più grande organizzazione politica del centrodestra».
E questo cosa vuole dire?
«Che se la scelta fosse quella dei contenitore elettorale, ce ne saremmo restati tranquilli dentro la nostra casetta di An».
Ronchi è addolorato per le mail anti-Fini. Gasparri no. E lei?
«Non sottovaluto nulla. Però internet è uno strumento di indagine che può dirti molte cose interessanti, ma che non deve essere confuso con la realtà. Semmai mi preoccupa la scelta di pubblicizzare solo le mail negative».
Ho chiesto a Gasparri se trova che la quota del 30 per cento per An nei gruppi dirigenti sia un capestro.
«Voglio essere molto chiara: An non va a fare la corrente minoritaria del Pdl».
Lei lo dice con fermezza.
«Certo. Altrimenti ci tenevamo il nostro partito… Se mettiamo in gioco tutto è per fare qualcosa di più ambizioso, non di meno».
Questo cosa c’entra con le quote?
«Sono state uno strumento obbligato in una brevissima fase di transizione».
C’è chi dice che serviranno anche per le elezioni.
«Valuteremo. Se vogliamo che tutte le identità portino il loro contributo nessuno deve essere discriminato per la sua storia pregressa, ma per quello che vale».
E la fusione delle organizzazioni giovanili?
«Quello che dico vale ancora di più, senza riflessi burocratici».
Cosa produrrà l’alleanza Ag-Azzurrini?
«Un movimento giovanile serio, credibile. Capace di dare battaglia e di essere da pungolo per il Pdl. Altrimenti non ha senso».
Articolo di Luca Telese tratto da Il Giornale del n. 65 del 2009-03-17
martedì 10 febbraio 2009
giovedì 8 gennaio 2009
7 GENNAIO. ANNIVERSARIO STRAGE DI ACCA LARENTIA
Il 7 gennaio 1978, furoni uccisi davanti alla sede dell'Msi di Acca Larentia Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti dai colpi di mitraglietta dei terroristi rossi. E poche ore dopo fu la volta di Stefano Recchioni,ucciso senza motivo da un carabiniere dopo che la tensione accumulata dopo i precedenti omicidi era sfociata in rabbia e proteste.
E nel giorno in cui il sindaco di Roma dichiara l'intenzione di dedicare una via ai martiri di Acca Larentia, per far sì che non si uccida più in nome dell'odio politico, per mettere fine alla discriminazione tra morti di serie A e morti di serie B a seconda della vittima, per far sì che questi ragazzi diventino martiri d'Italia e non martiri di una sola parte, c'è la brillante uscita del consigliere comunale del Pd,Paolo Masini: «Trovo la proposta di Alemanno avvilente per una città medaglia d´oro della Resistenza. Chiedo che il sindaco di Roma prenda finalmente e definitivamente le distanze da tutto questo».
Certo ragazzi neanche ventenni, trucidati a colpi di mitra con la sola colpa di pensarla in modo diverso non vanno ricordati ed è un oltraggio intitolare loro una via in un Paese che può vantare nomi di vie importanti come via Stalingrado e largo Stalin, giusto?
Una dichiarazione del genere in un giorno come quello è gravissima. Alimenta odio e tensioni, sembra voler subdolamente rinverdire i fasti del famoso slogan "uccidere un fascista non è reato".
Purtroppo ancora oggi ci sono molti cattivi maestri, che probabilmente non conoscono neanche il valore della vita umana.
Per questo è importante che le giovani generazioni non li ascoltano, lascino cadere nel vuoto provocazioni e rancore, imparino a giudicare con la loro testa e non attraverso pregiudizi creati ad arte da alcuni e perpetrati negli anni a mò di dogma; si ribellino alla censura e al regime democratico che tutti i giorni molti benpensanti tentano vigliaccamente di instaurare, si ribellino al conformismo e all'indottrinamento culturale forzato e fazioso.
Solo dopo aver fatto tutto ciò si potrà riportare la morte di giovani che avevano tutta una vita davanti alla loro dimensione umana ed evitare di dire ciò che ha detto il "democratico" Masoni.
"Andava sepolto e dimenticato perchè così vuole
la giustizia del proletariato." ZPM
"Io non chiedo la vendetta
non mi aspetto trasparenza
questa terra benedetta
non conosce la giustizia
Voglio solo ricordare
senza scomodare i morti
ma che almeno i nostri figli
non conoscano quei torti" 270 BIS
Ciao ragazzi


E nel giorno in cui il sindaco di Roma dichiara l'intenzione di dedicare una via ai martiri di Acca Larentia, per far sì che non si uccida più in nome dell'odio politico, per mettere fine alla discriminazione tra morti di serie A e morti di serie B a seconda della vittima, per far sì che questi ragazzi diventino martiri d'Italia e non martiri di una sola parte, c'è la brillante uscita del consigliere comunale del Pd,Paolo Masini: «Trovo la proposta di Alemanno avvilente per una città medaglia d´oro della Resistenza. Chiedo che il sindaco di Roma prenda finalmente e definitivamente le distanze da tutto questo».
Certo ragazzi neanche ventenni, trucidati a colpi di mitra con la sola colpa di pensarla in modo diverso non vanno ricordati ed è un oltraggio intitolare loro una via in un Paese che può vantare nomi di vie importanti come via Stalingrado e largo Stalin, giusto?
Una dichiarazione del genere in un giorno come quello è gravissima. Alimenta odio e tensioni, sembra voler subdolamente rinverdire i fasti del famoso slogan "uccidere un fascista non è reato".
Purtroppo ancora oggi ci sono molti cattivi maestri, che probabilmente non conoscono neanche il valore della vita umana.
Per questo è importante che le giovani generazioni non li ascoltano, lascino cadere nel vuoto provocazioni e rancore, imparino a giudicare con la loro testa e non attraverso pregiudizi creati ad arte da alcuni e perpetrati negli anni a mò di dogma; si ribellino alla censura e al regime democratico che tutti i giorni molti benpensanti tentano vigliaccamente di instaurare, si ribellino al conformismo e all'indottrinamento culturale forzato e fazioso.
Solo dopo aver fatto tutto ciò si potrà riportare la morte di giovani che avevano tutta una vita davanti alla loro dimensione umana ed evitare di dire ciò che ha detto il "democratico" Masoni.
"Andava sepolto e dimenticato perchè così vuole
la giustizia del proletariato." ZPM
"Io non chiedo la vendetta
non mi aspetto trasparenza
questa terra benedetta
non conosce la giustizia
Voglio solo ricordare
senza scomodare i morti
ma che almeno i nostri figli
non conoscano quei torti" 270 BIS
Ciao ragazzi


lunedì 29 dicembre 2008
AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE DI AZIONE GIOVANI
Volentieri pubblichiamo la lettera che la nostra Giorgia Meloni ha scritto per i ragazzi e le ragazze di Ag e che potete trovare nel suo blog (il link è qui a destra insieme agli altri ndr). Con questa inoltre, cogliamo l'occasione per fare gli auguri a tutta la Comunità di Ag nel nostro territorio e a tutti i simpatizzanti. Ci aspetta un 2009 pieno di sfide, e come sempre noi non fuggiremo dalla Battaglia!
Auguri a tutti
Lo Staff di Azione Giovani per Casole
"Carissimi,
questo 2008 che ci lascia è stato un anno importante per la nostra Comunità umana e politica.
E’ stato un anno nel quale abbiamo conquistato dopo anni il diritto ad essere artefici del destino nostro e dei milioni di giovani italiani che si aspettano da noi un segnale di speranza, di concretezza, di fiducia nel futuro.
Il 2008 è stato l’anno nel quale ho avuto l’onore di rappresentare ai massimi livelli, da Ministro della Gioventù, una generazione sempre ai margini della vita politica nazionale, in una Nazione, l’Italia, nella quale bisogna essere almeno cinquantenni per sperare di “contare” qualcosa; l’ho fatto, e lo continuerò a fare, con la consapevolezza di portare con me il bagaglio della mia storia personale e della comunità umana che mi ha visto crescere politicamente e nella quale ho imparato i valori fondamentali della lealtà, del coraggio, della fedeltà alle proprie idee, dell’attaccamento alla propria terra. Per questo motivo sento fortissima l’esigenza di rivolgere un caro augurio di Buon Natale e felice 2009 alla “mia gente”: a quella che lotta quotidianamente per affermare il diritto ad esprimere le proprie idee, a quella che sul territorio cerca d’imporre un modello di politica onesta e fondata sui principi di giustizia, a quella che non si rassegna all’omologazione e all’appiattimento, a quella che mi è stata vicina in questi mesi e a quella che non ha potuto farlo; un augurio particolare anche ai tanti, me compresa, che vivono con particolare apprensione i mutamenti in atto nello scenario politico e nella destra italiana in particolare.
Abbiamo attraversato tanti momenti difficili nella nostra storia, fra lacrime e sconfitte, preoccupazioni reali e strumentali. Oggi, invece, siamo chiamati ad una nuova trasformazione nel momento della vittoria, in un contesto di grande entusiasmo e attenzione nei nostri confronti; noi, però, siamo carne e sangue e non ci basta il vento del consenso per sapere di aver vinto davvero.
Per questo vi chiedo di guardare in faccia questo Sole che nasce e accompagnarlo dove vi portano i vostri cuori, senza timori né reticenze; per questo vi chiedo di mettervi e di mettermi sempre in discussione, per costruire un percorso “vero” di cambiamento in Italia e lasciare un segno nella storia di questa Nazione.
Coraggio, allora. Occorre dividersi per poi ritrovarsi, rafforzare i legami con la nostra generazione, chiamare a raccolta gli indecisi, i perplessi, gli umorali, per spiegare loro che la vittoria è ancora lontana e solo una Compagnia unita può affrontare le avversità senza timore.
Auguri, splendida gente della mia Compagnia.
Che il 2009 ci faccia rinascere all’altezza dei compiti a noi assegnati dalla storia, donando a ciascuno felicità, serenità e grandi passioni.
In alto i cuori"
Giorgia Meloni
Auguri a tutti
Lo Staff di Azione Giovani per Casole
"Carissimi,
questo 2008 che ci lascia è stato un anno importante per la nostra Comunità umana e politica.
E’ stato un anno nel quale abbiamo conquistato dopo anni il diritto ad essere artefici del destino nostro e dei milioni di giovani italiani che si aspettano da noi un segnale di speranza, di concretezza, di fiducia nel futuro.
Il 2008 è stato l’anno nel quale ho avuto l’onore di rappresentare ai massimi livelli, da Ministro della Gioventù, una generazione sempre ai margini della vita politica nazionale, in una Nazione, l’Italia, nella quale bisogna essere almeno cinquantenni per sperare di “contare” qualcosa; l’ho fatto, e lo continuerò a fare, con la consapevolezza di portare con me il bagaglio della mia storia personale e della comunità umana che mi ha visto crescere politicamente e nella quale ho imparato i valori fondamentali della lealtà, del coraggio, della fedeltà alle proprie idee, dell’attaccamento alla propria terra. Per questo motivo sento fortissima l’esigenza di rivolgere un caro augurio di Buon Natale e felice 2009 alla “mia gente”: a quella che lotta quotidianamente per affermare il diritto ad esprimere le proprie idee, a quella che sul territorio cerca d’imporre un modello di politica onesta e fondata sui principi di giustizia, a quella che non si rassegna all’omologazione e all’appiattimento, a quella che mi è stata vicina in questi mesi e a quella che non ha potuto farlo; un augurio particolare anche ai tanti, me compresa, che vivono con particolare apprensione i mutamenti in atto nello scenario politico e nella destra italiana in particolare.
Abbiamo attraversato tanti momenti difficili nella nostra storia, fra lacrime e sconfitte, preoccupazioni reali e strumentali. Oggi, invece, siamo chiamati ad una nuova trasformazione nel momento della vittoria, in un contesto di grande entusiasmo e attenzione nei nostri confronti; noi, però, siamo carne e sangue e non ci basta il vento del consenso per sapere di aver vinto davvero.
Per questo vi chiedo di guardare in faccia questo Sole che nasce e accompagnarlo dove vi portano i vostri cuori, senza timori né reticenze; per questo vi chiedo di mettervi e di mettermi sempre in discussione, per costruire un percorso “vero” di cambiamento in Italia e lasciare un segno nella storia di questa Nazione.
Coraggio, allora. Occorre dividersi per poi ritrovarsi, rafforzare i legami con la nostra generazione, chiamare a raccolta gli indecisi, i perplessi, gli umorali, per spiegare loro che la vittoria è ancora lontana e solo una Compagnia unita può affrontare le avversità senza timore.
Auguri, splendida gente della mia Compagnia.
Che il 2009 ci faccia rinascere all’altezza dei compiti a noi assegnati dalla storia, donando a ciascuno felicità, serenità e grandi passioni.
In alto i cuori"
Giorgia Meloni
venerdì 21 novembre 2008
mercoledì 29 ottobre 2008
GIORGIA MELONI: "RAGAZZI VI STATE FACENDO STRUMENTALIZZARE DAI BARONI. RIBELLATEVI E PROPONETE"

Articolo di Salvatore Merlo tratto da "Il Foglio"
“Ai ragazzi che protestano io dico: fate delle proposte, cambiamo insieme scuola e università. Ma dico anche: non fatevi strumentalizzare”. Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è stata a lungo leader dei giovani di An. “Ho fatto molta politica studentesca e su una cosa da sempre siamo stati tutti d’accordo, da destra a sinistra: abbiamo sempre sostenuto che qualcosa andasse fatto. Che le baronie andassero combattute, che gli sprechi dovessero essere eliminati per investire nelle strutture e nella valorizzazione del corpo docente. Ciò che oggi mi stupisce è che gli studenti scendano in piazza con quegli stessi baroni universitari da noi a lungo combattuti, e che ovviamente adesso, proprio come il Pd, cercano di mettere il cappello sulla protesta. Una manifestazione di dissenso, peraltro, da ridimensionare perché in parte rituale e ciclica. Tutti i ministri dell’Istruzione sono stati contestati”.
Dunque non c’è nessun elemento di novità nelle proteste di questi giorni, neanche nella manifestazione di ieri che è finita con il saldarsi alla piazza del Pd? “Non si tratta di un nuovo sessantotto – dice il ministro – e neanche di una protesta generazionale come certa propaganda vorrebbe farci intendere. Ci sono, piuttosto, delle parole d’ordine che sul piano comunicativo, in scuole e università, passano con grande facilità. Se circola lo slogan ‘privatizzazione’ o la parola ‘tagli’, s’innesca tra gli studenti un riflesso condizionato. I poteri consolidati, nel sindacato e tra i professori, hanno giocato con questo ritornello per difendere quegli sprechi che consentono loro di amministrare, a svantaggio degli studenti, un potere castale negli atenei. Tuttavia credo che l’equivoco non possa durare, i ragazzi sanno che i loro interessi sono divergenti da quelli delle baronie”. Forse il governo ha comunicato male? “Dobbiamo fare capire che l’obiettivo è il buon funzionamento di università e scuola. Per esempio, pochi sanno che gran parte del denaro recuperato verrà reinvestito nell’edilizia scolastica per restaurare le palestre fatiscenti, ammodernare i laboratori scientifici, comprare computer, valorizzare il corpo docente. Io sono per il dialogo – conclude – Ma i ragazzi facciano delle proposte, non si trincerino dietro un no assoluto che favorisce lo sfasciume baronale”.
Il Pd è salito in groppa alla manifestazione studentesca, legando la piazza democratica con le proteste dei giovani. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, lo ha detto con estrema chiarezza: “Il movimento degli studenti che si oppongono alla riforma della scuola e dell’università, contenuta nel dl Gelmini, è una metafora dell’opposizione al governo Berlusconi in tutto il paese”. Un movimento, ha detto Finocchiaro, “che vede uniti intellettuali, insegnanti, presidi e rettori delle università”. Che ieri erano in piazza con il Pd e con gli studenti contro il governo e contro quei “tagli” che – ha spiegato il ministro dell’Istruzione Gelmini– colpiranno anche i molti corsi universitari inutili, creati per riempire cattedre “perpetuando un sistema clientelare”.
“E’ bizzarro che gli studenti finiscano con l’essere inclusi nella grande piazza dei professori e del centrosinistra – dice il ministro Meloni – In primo luogo perché il clientelismo che i baroni vogliono conservare è proprio l’oggetto del malessere studentesco. In secondo luogo perché il centrosinistra, quando arrivato alla prova del governo, è sempre andato nella direzione opposta a quella auspicata dai ragazzi. C’è una gran dose di ipocrisia nelle parole del Partito democratico. La protesta degli studenti gli fa gioco e permette un facile, poco fantasioso, attacco al governo.
“Purtroppo ho l’impressione che la protesta sia strumentale anche se – continua – venerdì in televisione ho sentito le interviste a molti ragazzi che alla manifestazione del Pd non sarebbero andati. Sabato l’Unità ha titolato ovviamente con l’immagine di uno studente in piazza contro il ministro Gelmini. Veltroni cerca di mettere il cappello sulla protesta, la enfatizza, la ingrossa per riempire il suo circo Massimo. Così facendo finisce persino con lo stravolgerla nei suoi fini e nella sua stessa natura rituale. Non è una grande politica lungimirante, può premiare nel brevissimo periodo. Giusto il tempo di una manifestazione di piazza. Per fortuna la questione è più complessa, spero che i giovani si dimostrino molto meno ingenui di quanto certa politica ipocrita vorrebbe”.
Cosa può dire un giovane ministro ai ragazzi che scendono in piazza?
“Dovete avere il coraggio delle vostre idee, che significa però coltivarne la libertà e l’autonomia e cioè difendere i vostri interessi e quelli delle generazioni future e non altri. Mi aspetto da questa generazione, che è migliore di come viene descritta, la forza di avanzare al governo una proposta complessa che finora è la grande assente. Dimostrino di avere le spalle larghe e una chiara missione sociale, civile e politica. Si confrontino su questo disegno e questa idea, rifiutino di essere burattini in mano a sistemi di potere agonizzanti”.
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